Una massa critica???
di Vélorution Paris 2010
Il termine “massa critica” è utilizzato in diversi ambiti e in particolare in quello scientifico e della fisica nucleare. Questa espressione designa la quantità di materiale fissile necessaria a innescare una reazione a catena di fissione nucleare. La massa critica biologica è invece la quantità minima di batteri che serve per indurre un’espressione genica specifica necessaria al buon funzionamento del metabolismo. Letteralmente quindi una “massa critica” è dunque un numero, un volume o una quantità che è necessario raggiungere affinché una reazione abbia luogo.
Per quanto riguarda la bicicletta, sembra che i cinesi siano stati i primi ad avere utilizzato e sperimentato questo concetto di “massa critica”: infatti, in un traffico non regolato da nessuna segnaletica, le macchine e i camion si imponevano automaticamente per numero, volume e velocità. I ciclisti che volevano attraversare un incrocio dovevano dunque aspettare di “ammassarsi” in gruppi sufficientemente numerosi per poter “forzare” il passaggio e poter quindi interrompere il flusso dei veicoli a motore. Ecco raggiunta la massa critica.
Quando si raggruppavano in un tal numero, i ciclisti cinesi non avevano probabilmente lo scopo di far presente la problematica dell’occupazione delle strade da parte dei veicoli a motore. Sono i ciclisti statunitensi i primi ad aver posto esplicitamente questo problema. Infatti, a un certo punto a San Francisco, dopo che ormai da diversi anni e ogni mese venivano organizzate delle manifestazioni cicliste, il sindaco esasperato dalle “perturbazioni” provocate da questi raduni ciclistici, tentò di vietarne lo svolgimento e fece arrestare circa 200 persone venute per partecipare in bici; procedette anche al sequestro di centinaia di biciclette (dei mezzi di trasporto come qualsiasi altro, bisogna ricordarlo?). La massa critica era stata in quel caso raggiunta. Le decisioni prese in favore del sistema incentrato sull’auto in questa città fecero vedere i loro limiti. Queste manifestazioni cicliste ebbero risonanza nel mondo intero e in particolare grazie alla diffusione di “Still we ride”, un documentario su una repressione simile avvenuta a New York nel 2004.
Ovviamente gli americani non sono i primi ad avere guidato questo tipo di movimento, ma oggigiorno gli avvenimenti di San Francisco rappresentano un simbolo di questa lotta (non parliamo di guerra :-) dei ciclisti contro il modello “tutto auto-moto” diffuso in ogni grande, media e piccola città del mondo.
Movimenti chiamati “velorution” , “carfree network”, “place Ovélos” o “reclaim the stress” sono fioriti nei cinque continenti e sviluppando le idee che sono alla base delle prime masse critiche.